Videogames, i genitori imparano ad usarli per i loro figli

Si tratta di un’iniziativa promossa dalla nota azienda produttrice di videogames e console, Nintendo. La motivazione che è alla base della promozione è quella di rendere il rapporto madre-figli più forte. Si sa, molto spesso i bambini trascorrono ore intere a giocare e ad appassionarsi a dei videogames. Questo potrebbe portare ad una “rottura” nella comunicazione e nel rapporto con i propri genitori generando distacco. Proprio per evitare questo problema la Nintendo ha promosso una serie di lezioni gratuite per le madri e i padri interessati. In questo modo potranno sapere tutto sui giochi utilizzati dai propri figli, la storia, i vantaggi e gli svantaggi del loro utilizzo, il modo migliore e più sapiente per utilizzarli.

I bambini apprendono dagli adulti di cui si fidano

 Sembrerebbe che i bambini, anche in tenerissima età, siano molto attenti a come ci comportiamo noi “grandi”, e tendano ad agire di conseguenza. Infatti, i bambini e i neonati guardano gli adulti, osservano i loro comportamenti e tendono anche ad imitarli, ma riconoscono anche se si possono fidare di loro o no, e solo in questo caso, poi, ne apprendono e ne mettono in pratica i modi di fare. E’ quanto emerso da una ricerca svolta dalla Concordia University di Montreal e pubblicata nella rivista “Infant Behavior and Development”.

Le mamme sono più efficienti dei papà

Quante volte avete sentito le vostre mamme dichiararsi sempre più efficienti rispetto ai vostri papà? Avrete pensato ad un vezzo femminile. Avrete pensato che le donne vogliano, in realtà, sentirsi superiori agli uomini e dichiarino senza motivo le loro qualità superiori. Invece, sembra proprio che queste abilità delle mamme siano state dimostrate attraverso uno studio scientifico. Le donne sarebbero multitasking. Un gruppo di ricercatori dell’Università israeliana Bar-Ilan hanno dimostrato come le mamme riescano rispetto ai papà a fare più cose contemporaneamente.

Bambini in primina, si o no?

Mandare a scuola i bambini a 5 anni è oramai una scelta sempre più diffusa tra i genitori e non solo perché i figli sono nati a dicembre o a gennaio. I numeri, infatti, parlano chiaro: 1 bambino su 10 entra in prima elementare in anticipo, ma si tratta davvero di un vantaggio?

Il Manifesto dei pediatri è a favore del Web

Oggi vogliamo parlarvi di una recente indagine condotta dal Safer Internet Programme della Commissione Europea. La ricerca ha attestato che nel rapporto che sussiste tra i bambini e il mondo di Internet in Italia ci sono delle evidenti carenze rispetto agli altri Paesi Europei. Infatti, non poca paura e ansia suscita nei genitori l’utilizzo del Web da parte dei bambini ed è per questo che va monitorato e seguito attentamente. Ma è pur vero, secondo i risultati dell’indagine, che in Italia i bambini hanno delle conoscenze informatiche e delle abilità con l’utilizzo del pc molto limitate e carenti, dovute anche ad un’offerta scolastica manchevole rispetto a quella degli altri Paesi UE. I comportamenti che i genitori assumono di fronte al “problema” dell’utilizzo di Internet sono vari. Ci sono i proibizionisti, che vietano categoricamente ai propri bambini di utilizzare il Web privandoli di qualsiasi cosa e non lasciandoli scegliere. Oppure esistono coloro i quali non conoscono bene la Rete e sono ignari di tutti i pericoli che i bambini possono correre. Proprio per evitare entrambe le situazioni appena descritte, la Società Italiana di Pediatria ha deciso di scrivere un Manifesto per far comprendere quali sono i modi giusti di utilizzare il Web.

Quando dire ai bambini di Babbo Natale?

Ogni anno per i bambini si rinnova l’appuntamento più atteso di tutto l’anno: la scrittura della letterina per Babbo Natale. Ricordo che da bambino attendevo sveglio la notte tra la Vigilia e Natale cercando di vedere da dove riuscisse ad entrare quell’uomo barbuto con tanti regali in mano. Come ogni volta, non riuscivo a vederlo, perché mi addormentavo prima. E la mattina, accanto all’albero, trovavo tutti i regali che avevo chiesto nella mia letterina. Ancora oggi milioni di bambini scrivono i propri desideri a Santa Claus. Ma altrettanti bambini sono già a conoscenza del fatto che Babbo Natale, in realtà, è solo frutto della fantasia. I genitori, quindi, si chiedono a che età e quando è giusto dire al proprio figlio che quell’omone con la barba bianca e le renne che porta i regali a Natale non esiste.

Cosa non dire ai propri figli (Parte Terza)

Altra situazione da evitare assolutamente è quella che paragona il bambino “manchevole” con il fratello o la sorella che eccelle. I figli non sono tutti uguali e la predisposizione di uno verso una passione o un hobbies non può condizionare anche l’altro. Se si paragonano i figli si finisce con il classificarli con delle etichette, come “Paolo il musicista”, “Giovanni, l’atleta” e ne risentirà di più in questo caso “Pasquale, lo scansafatiche”. Bisogna trovare cosa si addice maggiormente ad un figlio ed incoraggiarlo a perseguire la propria passione in base alle sue capacità. Altro consiglio che viene dato ai genitori è non dire ai propri figli “te l’avevo detto”.

Cosa non dire ai propri figli (Parte Seconda)

Ieri vi abbiamo spiegato l’argomento in questo post introduttivo, ma oggi vogliamo indicarvi quali sono le espressioni che i genitori non devono utilizzare con i propri figli per evitare malumori e situazioni aggressive. Anche domani troverete la terza ed ultima parte in cui affronteremo il rapporto genitori-figli. Non vogliamo con questo dipingere i genitori come dei mostri, ma indicare che molto spesso non si fa attenzione alle parole utilizzate. Quando si parla di comunicazione è molto importante la scelta di ciò che si dice, soprattutto se i nostri interlocutori sono dei bambini. Ma andiamo ad indagare le varie situazioni.

Cosa non dire ai propri figli (Parte Prima)

Le parole sono importanti. Lo dichiara a voce alta Nanni Moretti in un suo film, Palombella Rossa. Bisogna stare attenti alle parole che si pronunciano. È vero che i latini dicevano “verba volant, scripta manent” (le parole volano, gli scritti rimangono). Ma in alcuni casi e soprattutto quando si tratta della gestione di certe relazioni interpersonali le parole sono fin troppo importanti. Coloro che le ascoltano possono essere feriti, condizionati, umiliati dalle nostre espressioni in base a ciò che diciamo. È per questo che oggi e anche domani vogliamo parlarvi di una delle relazioni più importanti della vita di un essere umano: il rapporto genitori-figli.

Benessere interiore, come educare i bambini

Contro il “male di vivere”, come lo chiamava Montale, l’unica arma è quella di educare i bambini al benessere interiore. Essere genitori non è facile, soprattutto oggi, nonostante la conoscenza in merito agli strumenti per crescere i propri figli non manchino. I bambini, sono letteralmente bombardati da tv, computer, videogiochi e spesso chi deve aiutarli a crescere non sa bene come fare.

Scherzate con i vostri figli, farà bene alla loro salute

È il risultato di una ricerca scozzese che verrà presentato al Festival delle Scienze Sociali a Stirling. Secondo lo studio i genitori devono scherzare con i propri figli, perché questo può fare molto bene alla salute dei bambini. Tutto deriverebbe dal fatto che i bambini devono abituarsi all’ironia per poter affrontare un giorno con maggiore disinvoltura la vita in società.

Il figlio unico è il più intelligente?

In Italia ci sono poche nascite. Molto spesso i genitori preferiscono concentrare tutte le loro energie su un solo bambino per potergli dedicare tutte le cure possibili. Proprio per questo, molto spesso (ma non vogliamo cadere in dei clichè o degli stereotipi) i figli unici vengono viziati e coccolati da mamma e papà, che attendono da loro il miglior risultato. Una ricerca promossa da Daniela Del Boca, docente di Economia Politica dell’Università di Torino, ha dichiarato come l’Italia detenga il primato di Paese con tasso di fecondità più basso d’Europa.

Bambini meno aggressivi se in buoni rapporti con gli insegnanti

 Il fenomeno del bullismo e delle violenze a scuola, anche tra i giovanissimi, è purtroppo sempre molto diffuso, e probabilmente è un pò, anche, lo specchio di una società aggressiva nonchè violenta, dove i bambini imparano presto che l’importante è farsi notare, anche con comportamenti prepotenti e di sopraffazione sui più deboli.
 E’ un fenomeno che allarma sempre di più anche gli insegnanti, che potranno, però, imparare a contrastarlo meglio cercando di creare un buon legame tra loro stessi e gli studenti. Questo, almeno, è quanto emerso da uno studio condotto da Mara Brendgen, professoressa di psicologia all’Università del Quebec a Montreal, insieme a ricercatori dell’Università di Laval, dell’Università di Montreal, dell’Università dell’Alabama e dell’Università di Dublino.

Bambini altruisti? Già a quindici mesi

 Sembra spesso di vivere in una società dominata dall’egoismo, dove ci si disinteressa delle ingiustizie e delle sofferenze patite dagli altri, ma, in questo senso, una speranza può arrivare forse da chi si è da poco affacciato al mondo, sempre che poi non segua i cattivi esempi che possono venire dagli adulti.
Secondo una ricerca svolta in collaborazione tra il Max-Planch-Institute per l’antropologia evoluzionistica e l’Università di Washington, infatti, già a 15 mesi un bambino potrebbe aver sviluppato il senso dell’altruismo e dell’equità. In precedenza, si riteneva invece che i bambini maturassero tali qualità più tardi, intorno ai 6-7 anni.
Nell’esperimento, a un gruppo di 47 bambini di 15 mesi venivano fatti vedere due brevi video, nel primo dei quali un ricercatore dava dei cracker a dei suoi colleghi, prima distribuendoli in modo equo, poi dandone di più a uno dei due. Nel secondo video, la scena veniva ripetuta con del latte al posto dei cracker.
I bambini guardavano con maggiore attenzione e maggiore sorpresa i video nei quali il cibo veniva distribuito in maniera ineguale. I bambini si aspettavano un’equa e giusta distribuzione di cibo, e rimanevano sorpresi nel vedere che a una persona veniva dato più latte o cracker che a un’altra”, ha spiegato Jessica Sommerville, professoressa associata dell’Università di Washington, che ha condotto la ricerca.