Come rialzarsi dopo un fallimento

Quando si fallisce in qualcosa, a prescindere dal tipo di azione o percorso intrapreso, rimane dentro di te quella sensazione di vuoto, di incompiuto che ti porta a pensare di non aver mai fatto abbastanza, di aver perso,senza possibilità di ripresa. Oggi vedremo come evitare questa emozione, come rialzarsi dopo un fallimento, qualsiasi esso sia. 

Autostima, non comparare se stessi agli altri

Il segreto di una vita vissuta pienamente ed in maniera soddisfacente è quello rendere la propria autostima a prova di bomba. Se cerchi di vivere appieno la tua vita, comparare ciò che fai e sei a ciò che fanno e sono gli altri, è il peggiore errore nel quale puoi incappare. Scopriamo insieme perché.

Donne, mentono su età e peso

Secondo un nuovo studio le donne hanno la brutta abitudine di mentire non solo sulla loro età, ma anche sul peso… sulla taglia, sul numero di scarpe e sull’altezza! Ciò che le spinge a farlo è il senso di disagio che provano con il proprio aspetto fisico. Dai risultati dell’indagine, è emerso come 2 terzi delle donne, ovvero la maggioranza, tendano per così dire al “ribasso” quando si tratta di dichiarare quanto pesano.

L’autostima dei leader dipende dall’altezza?

Quanto l’altezza influisce sulla considerazione che si ha di se stessi? È molto importante per l’autostima personale credersi alti abbastanza? È questo ciò che si è domandato uno studio realizzato dagli psicologi della Cornell e della Washington University. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista specializzata “Psychological Science” ed hanno evidenziato come i cosiddetti leader abbiano una concezione molto particolare della propria altezza.

Come rafforzare l’autostima con l’ironia

L’autostima corrisponde alla valutazione che abbiamo di noi stessi e che influenza ogni altra relazione. Sarà capitato a tutti di vivere momenti di difficoltà e di farsi completamente assorbire da emozioni quali permalosità, rabbia, tristezza, tanto che ogni occasione diventa quella giusta per sentirsi criticato o messo in discussione. La soluzione potrebbe essere più semplice di quello che pensate e si chiama autoironia.

Troppa autostima può essere controproducente?

 Un recente studio svolto da Young-Hoon Kim, ricercatore di Psicologia, sembra avvalorare la tesi che un’eccessiva considerazione di sè può essere dannosa, e può portare ad impegnarsi di meno nello studio e nel lavoro, ritenendosi comunque migliori degli altri. Nella sua ricerca, pubblicata di recente dall’American Pshichological Association, Kim ha preso in esame il grado di autostima di 295 studenti di college americani e 2780 studenti delle scuole superiori di Hong Kong, scoprendo così che gli studenti che avevano un’irrealistica considerazione di se stessi generalmente avevano un rendimento peggiore a scuola, erano meno motivati ed erano più a rischio di scivolare nella depressione rispetto a coloro che venivano valutati correttamente, anche se avevano risultati meno buoni.

Essere ipercritici, serve?

Gli ipercritici cercano il conflitto sempre e comunque, anche quando non serve, ad esempio facendo una puntualizzazione inutile o un’osservazione provocatoria e gratuita. Spesso, questo atteggiamento dietro il quale si nasconde una profonda delusione, condiziona in maniera negativa i rapporti sociali.

Quando i paragoni fanno male

Fare paragoni con gli altri, non è sempre utile, soprattutto quando diventa un alibi inconscio per non reagire. Tuttavia, immaginare che gli altri stiano meglio di noi è una tendenza piuttosto diffusa, che nel migliore dei casi si traduce in semplice invidia, ma può creare anche notevoli problemi quando, ad esempio, si attraversa momenti di crisi esistenziale, sino alla depressione.

Il sogno è nascosto nel piano B

 Se nessuno ha il coraggio di perdersi, chi troverà nuove strade? Eppure il coraggio e l’ardire di percorrere sentieri poco battuti, scegliersi un modo alternativo di vivere, viene appoggiato solo formalmente da quella parte di sognatori retorici che fa finta di sognare ma sta vivendo nel sogno di qualcun altro, subendo il fascino e l’influenza del seminato, di un percorso sicuro, già tracciato da altri, che porterà inevitabilmente al successo. Per molti funziona, altri per essere felici hanno bisogno di un piano B. Il piano B è un sogno privato che viene vissuto intimamente perché piace non perché porterà necessariamente in alto, un piano che non scade nella banalità, non esaurisce la sua spinta creativa e tiene viva la ricerca di chi lo porta avanti ad occhi aperti.

Più sicuri di sé in cinque mosse

 Cinque mosse di non facile realizzazione ma nemmeno impossibili, premettiamo. Già, perché spesso manuali e riviste spicciole ci invitano al cambiamento come fosse una magia da pochi secondi, due o tre formule da pronunciare davanti allo specchio ed è fatta. Non è così e crederlo equivale a fallire e scoraggiarsi se questo miracolo non avviene come decanta l’incantesimo delle poche semplici mosse, il cambiamento è un percorso che va ad intaccare quello che siamo, quello che non ci piace di noi, e ci trasforma in persone diverse, può essere un percorso in discesa? Evidentemente no, ecco perché non bisogna aspettarsi miracoli e capire che ci saranno cadute e scivoloni, è tutto contemplato e normale, ma bisognerà avere pazienza, costanza ed andare avanti anche in salita e controvento.

Il figlio preferito non è un mito

Se parlassimo con un genitore ci risponderebbe che non si può fare la differenza tra un figlio e l’altro. Ma è anche vero che il bene non si può dividere in parti uguali. Quante volte un genitore concede maggiori attenzioni ad uno dei suoi figli coccolandolo di più o perché lo vede più debole rispetto agli altri o perché lo sente più vicino al suo essere? Per molti si tratta di stereotipi e stupide convinzioni. Ma secondo gli studiosi dell’Università della California la credenza che un genitore abbia un figlio prediletto non è un mito.