Smettere di fumare, il decalogo del Ministero della Salute

 Smettere di fumare, darci un taglio con le sigarette. In tanti ci provano, in molti ci riescono e forse è raro trovare un fumatore talmente convinto da non averci mai provato. Perché i rischi per la salute e per le finanze del fumare li conosciamo tutti, grazie alle campagne di sensibilizzazione che arrivano dalle istituzioni, per merito delle raccomandazioni dei medici ma anche di quel monito che giunge, per il nostro bene, da parenti ed amici.

Di consigli, metodi, rimedi naturali, farmaci e sostituti della sigaretta per smettere di fumare ce ne sono molti. Ma come iniziare? Un buon punto di partenza che riassume le indicazioni risultate più efficaci per dire addio alla dipendenza dal fumo ci sembra il decalogo fornito dal Ministero della Salute.

Stress da traffico ed effetti collaterali

Oggi parliamo di una patologia che colpisce il buon 80% degli automobilisti nel mondo: la guida nel traffico. Secondo recenti ricerche condotte dai ricercatori delle Università congiunte di Tübingen, Regensburg e Düsseldorf, insieme con la collaborazione del Dipartimento di psicologia e medicina del traffico del Federal Highway Research Institute, guidare nel traffico rappresenterebbe una grande fatica per il cervello. Questa fatica spingerebbe l’alterazione dell’attività celebrale durante queste fasi.

Questo studio, ha posto la sua enfasi sull’affaticamento a cui il cervello umano è costretto nel momento in cui siamo costretti a guidare nel traffico. Il primo segnale è l’aumento dell’attività elettrica del cervello che fa si che le onde celebrali alfa della nostra testa vengano alternate a quelle che vengono chiamate fusi del sonno. Questi input nervosi, mettono in risalto la necessità del nostro cervello di avere un momento di riposo. Di conseguenza, stanchezza e nervosismo, vengono definiti come mali da curare e nel caso della guida, sono sempre pronti dietro l’angolo per assalirci.

Depressione, più a rischio chi vive nelle grandi città

 Depressione, schizofrenia e altre malattie mentali colpiscono in misura maggiore gli abitanti delle grandi città. Sarà colpa dei ritmi frenetici di vita, della mancanza di calore umano e della solitudine avvertita ancora più lancinante in mezzo ad una folla indifferente di cui si è solo una minuscola, insignificante parte.

Pensate che solo a Milano, stando ad un recente studio effettuato dal Servizio Sanitario Nazionale, sarebbero circa 30 mila i pazienti affetti da psicosi schizofrenica. Circa 11 mila milanesi avrebbero richiesto un consulto per malattie mentali, mentre oltre la metà non sa di essere malata o peggio ne è consapevole ma cerca di tenere nascosto il problema. Un comportamento assolutamente controproducente perché pregiudica le possibilità di guarigione. Gli esperti consigliano piuttosto di rivolgersi ad uno psicologo alle prime avvisaglie di disturbi che compromettono la sanità mentale.

Socerafobia, la paura dei suoceri

 Un rapporto che si trascina, tormentato, dalla notte dei tempi, quello con i suoceri. Che si tratti di lei che ha problemi con la mamma ed il padre di lui, o di lui che mal sopporta i genitori di lei, la situazione spesso precipita quando a peggiorare un equilibrio già precario interviene l’aggravante di un carattere invadente piuttosto che l’antipatia, la gelosia o peggio una convivenza forzata che esaspera le tensioni esistenti.

Astio, disprezzo, risentimento, rancore, ma quando si arriva alla paura irrazionale dei suoceri, la socerafobia, la convinzione di avere un mostro di suocera? Un terrore che va oltre il limite del razionale, che si fa ossessione e che si palesa soprattutto in alcuni periodi dell’anno come le festività in cui si è costretti ad incontrare i parenti.

Slow Life, i quattordici comandalenti

 In occasione della Giornata Mondiale della Lentezza pubblichiamo i consigli dell’associazione di volontario L’arte del vivere con lentezza su come trovare la giusta velocità di vita ed ingranare una marcia lenta, che ci permetta di non soccombere alla frenesia dei mille impegni quotidiani, riappropriandoci del nostro tempo.

Nell’ottica della Slow Life, una sorta di piccola guida al vivere lento per imboccare la strada giusta verso un percorso esistenziale da assaporare ed all’occorrenza fermare in ogni momento. Li chiamano, scherzosamente, comandalenti. Vediamoli nel dettaglio.

Slow Life, si celebra oggi la Giornata Mondiale della Lentezza

 Oggi che tutto scorre così e troppo velocemente, all’insegna di una frenesia del vivere che ha dell’irrazionale, accelerando come fa  la fine degli attimi di felicità e diminuendo il tempo che intercorre tra lo scandire di un impegno e l’altro, fermiamoci. Per 24 ore, rallentiamo, aderendo alla Giornata Mondiale della Lentezza, giunta alla sua quinta edizione, patrocinata in italia dall’associazione di volontariato L’arte del vivere con lentezza.

Oggi, ma anche domani, dunque, non corriamo e prendiamo parte a quell’ampio movimento di pensiero, allo stile di vita che prevede il godersi il percorso lentamente e che prende il nome di Slow Life. Tante le iniziative in programma nel mondo e nelle città italiane, tutte con il denominatore comune di un ritmo lento che osserva la vita, la soppesa in ogni suo attimo, la vede cambiare non più velocemente ma in tempo per rendersi conto, per capire che è tutto lì, in quel passo lento, il vero tempo che concede spazio a tutto.

Aggressività, il sesso spegne l’interruttore

 L’aggressività, che logora molti rapporti, nonché la vita lavorativa e sociale, ha un interruttore, localizzato nel cervello, un’area condivisa con il sesso. Se viene tenuta occupata in una delle due attività, sfogo della rabbia piuttosto che attività sessuale, l’altra automaticamente, quasi come per magia, si spegne. Tradotto, fare l’amore significa letteralmente non fare la guerra e contribuirebbe ad abbassare i livelli di aggressività negli individui.

Il sesso, dunque, placa l’aggressività, calma. Ad affermarlo è una recente ricerca effettuata da un’équipe di neurologi del California Institute of Technology che ha accertato come l’atto sessuale sia in grado di disattivare l’area cerebrale legata ai fenomeni violenti, localizzata nell’ipotalamo ventromediale.

Storie da una notte, sesso occasionale piace alle donne come agli uomini

 Uomini e donne, diversi sotto molto aspetti ma molto più simili di quanto non si credesse sul fronte sesso. E’ lo psicologo Terri Conley dell’Università del Michigan, in uno studio pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Journal of Personality and Psichology, a sfatare un luogo comune che vuole le donne meno interessate al sesso occasionale perché più attratte da relazioni stabili e sesso con amore.

In realtà, se le donne dicono no all’avventura di una notte spesso è perché temono di non raggiungere il piacere. Un partner appena conosciuto, si sa, solitamente può rivelarsi egoista sotto questo punto di vista e dunque la donna spesso preferisce rinunciare. Ma cosa fa dire di sì alle donne al sesso con uno sconosciuto?

Anoressia sessuale, pornografia sotto accusa

 Anoressia sessuale, se ne parla in questi giorni in relazione alla scoperta di un nesso di causa/effetto con la pornografia. Ma cos’è l’anoressia sessuale di preciso? Come suggerisce il termine stesso, richiamando l’anoressia, disturbo alimentare legato al rifiuto del cibo, si tratta di una mancanza di appetito sessuale, un calo del desiderio che impedisce all’uomo di avere erezioni malgrado non ci siano disturbi riscontrabili a livello clinico. Un disturbo fortunatamente reversibile in alcuni mesi di supporto psicologico.

Già tempo fa si era sollevato il problema, in Italia, delle coppie bianche, relazioni in astinenza sessuale per via del calo del desiderio di lui. Negli ultimi dieci anni nel nostro Paese si sarebbero triplicate le coppie che rinunciano al sesso già a quarant’anni e molti uomini non provano nemmeno a recuperare lo slancio sessuale, limitandosi a metterci una pietra sopra.

Come sentirsi più leggeri

Oggi vediamo un po’ qualche piccolo trucco sul come sentirsi più leggeri e liberi da pensieri, a volte inutili, indipendentemente da quale sia la nostra personalità.

Di solito, gli individui pronti ad addossarsi preoccupazioni proprie e degli altri, sono chiamate permeabili ed hanno la difficoltà nel credere in se stessi e nelle proprie caratteristiche. Fatto sta, che sono però pieni di aspettative che purtroppo non riusciranno mai a realizzare. Il primo step da compiere in questo caso è sicuramente quello di capire come risolvere questo inconveniente, scegliendo e rendendosi conto se si è persone decise o persone indecise.

Ansia, solitudine e vita sociale compromessa per i bambini che soffrono di allergie alimentari

 Convivere con una malattia cronica, come lo è ad esempio il diabete, non è semplice per nessuno. La qualità della vita è fortemente minata dallo scandire della terapia e le ripercussioni sulle relazioni sociali possono essere piuttosto pesanti. Non va meglio a chi soffre di allergie alimentari che vive con l’ansia costante di incappare nei cibi assassini e vede l’atto di nutrirsi come un pericolo per la propria vita.

I bambini, in particolare, soffrono maggiormente per le privazioni, non completamente comprese e dunque ancora più dure da tollerare. Una festa di compleanno di un compagno di scuola piuttosto che un’uscita al ristorante o una ricorrenza in cui si consumano leccornie proibite, possono trasformarsi in un incubo per i più piccoli e per i loro genitori, che vivono con il terrore continuo di shock anafilattico.

Stress, donne biologicamente predisposte

 Negli ultimi anni si sta assistendo ad un rinnovato interesse da parte di case farmaceutiche e ricerca scientifica sulla medicina di genere, interesse che nasce dalla volontà, o meglio da quella che appare ormai come una necessità, di non trascurare le differenti reazioni a farmaci piuttosto che la diversa sintomatologia dell’infarto nelle pazienti.

Anche per quanto riguarda il benessere mentale, occorre concentrarsi sullo studio dei distinguo tra uomo e donna. Su questo filone di ricerca si colloca lo studio di cui vogliamo parlarvi oggi su Iovalgo.

Cambiare stile di vita è terapeutico per la psiche

 Spesso per malattie croniche come il diabete o per patologie big killer come le malattie cardiovascolari il medico richiede ai pazienti un cambiamento radicale nello stile di vita che includa un’attività fisica regolare, un’alimentazione sana, il liberarsi dalla schiavitù di dipendenze ed eccessi. Abitudini sane che si affiancano al trattamento farmacologico per un binomio vincente e salubre per l’organismo.

Ebbene, un recente studio, effettuato da Roger Walsh della University of California e pubblicato dalla rivista di divulgazione scientifica American Psychologist, sostiene che anche per curare numerose malattie mentali può essere efficace cambiare stile di vita, terapia valida quanto quella farmacologica. Dal trascorrere del tempo in mezzo alla natura, da sempre considerata rigenerante per mente e corpo e antidepressivo naturale, all’aiutare gli altri per smetterla di concentrarsi su se stessi e fossilizzarsi sui propri problemi, fino all’esercizio fisico che sfoga tensioni e ansie ed è utilissimo per combattere le sindromi depressive.

Stress da troppi amici su Facebook

 Li chiamiamo amici, genericamente, in realtà sono più che altro contatti, legami familiari, conoscenti, colleghi, parenti. Troppi, a volte, tanto da scatenare una sorta di ansia, rappresentando un vero e proprio fattore di stress da Facebook. A dirlo è un recente studio effettuato da un’équipe di ricercatori della Edinburgh Napier University, coordinata dalla dottoressa Kathy Charles.

Studio che peraltro, appena pubblicato, è già stato criticato in validità per via di una metodologia abbastanza discutibile. Gli autori hanno infatti interpellato, con un sondaggio somministrato online, un campione molto esiguo di persone, 175 studenti, per 3/4 donne, invitandoli ad esprimere i sentimenti nutriti verso il popolare social network.