Maschilismo, innato nel cervello degli uomini

 C’è un’area del cervello che controlla gli stereotipi di genere. Inibirla, negli uomini, per quanto istruiti e liberi da schemi mentali preconcetti siano, equivale a scatenare convinzioni errate e luoghi comuni che vogliono il sesso maschile associato a forza, successo e potere come prerogativa di genere.

A scoprirlo un recente studio effettuato dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Neuroimage.
Gli autori hanno coinvolto nel Gender Implicit Association Test, IatT, un campione di 62 studenti della Facoltà di Psicologia, 31 uomini e 31 donne.
I partecipanti maschi hanno commesso molto più errori a classificare il sostantivo forza come femminile rispetto ad una risposta più repentina quando la parola da associare a donna era debolezza.

Stress e longevità: stressati dagli antistress, salvati dalla consapevolezza

 Lo stress non uccide. Senza stress c’è la morte, citando Hans Selye. Altro non è che la reazione naturale con la quale affrontiamo gli eventi, una carica reazionaria che ci spinge all’azione, al movimento. La risposta di una persona all’impegno. Poi c’è il distress, lo stress negativo ovvero eccessivo, insopportabile, disfunzionale e patologico. Ma di questo abbiamo già lungamente parlato. Oggi vogliamo soffermarci sulla relazione tra stress e longevità, una liaison reputata dangereuse da molti studi ma che viene riabilitata, insieme ad altri fattori considerati sinora demoni per il vivere bene e a lungo, da un recente studio.

Loro sono Howard S. Friedman e Leslie Martin, ultime firme di  The Longevity Project iniziato nel lontano 1921 dallo psicologo Lewis Terman della Stanford University. Un campione di 1500 persone seguite per 90 anni per scovare il segreto di un’esistenza serena e duratura.

Autostima, quanto ti vuoi bene?

 Quanto ti vuoi bene? è un progetto artistico-culturale ideato da Jacqui James, fotografa di fama internazionale, e promosso da futuro@lfemminile, in collaborazione con Dove.
La mission era testare l’autostima delle adolescenti, alle prese con l’insicurezza dell’aspetto fisico, i canoni estetici inculcati dai media, la voglia, spesso esacerbata, di piacere agli altri ed ottenere consenso sociale.

Tramite MSN alle teenagers, di età compresa tra i 9 ed i 16 anni di età, è stato somministrato un questionario creato dalla psicologa Maria Rita Parsi.
Dalle 3.200 adesioni arrivate, emergono dati sulle donne di domani che descrivono un mondo radicato alle amicizie, agli animali, alla famiglia e ad internet, un pianeta in cui la sfera virtuale è più che mai vissuta come reale, con amori, amicizie, litigi a suon di emoticon ed aggiornamenti di stato. I genitori, nella maggioranza dei casi, poco si occupano della vita parallela e virtuale delle figlie.

Attacchi di panico, Roma capitale

 Nei giorni scorsi avevamo parlato di come nelle grandi città si corra un rischio maggiore di soffrire di malattie mentali. Solitudine, ritmi frenetici, mancanza di spazi verdi, anonimato, dipendenze, sono i tarli, i fattori ambientali e sociali che rodono l’equilibrio psicofisico nei centri urbani più popolosi.

Un disagio tangibile e dilagante nelle metropoli riscontrato dalle ultime rilevazioni sui casi di depressione e ansia, nettamente superiori rispetto ai piccoli centri della provincia. Torniamo a parlare di benessere mentale nelle grandi città in riferimento ai dati sugli attacchi di panico a Roma, forniti in questi giorni dall’Isneg, l’Istituto di Neuroscienze Globale, e provenienti da un’indagine svolta in collaborazione con l’Istituto di sondaggi Swg.

Donne più taciturne degli uomini

Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere e perchè no? Gossip. Le donne hanno sempre portato la nomea per eccellenza di essere delle chiacchierone e soprattutto di parlare tanto di se stesse e degli altri. Oggi a sorpresa, invece, andiamo a sfatare questo mito, basandosi sulle conclusioni tratte da una recente ricerca dei ricercatori dell’Università di Manchester. A riportare questi dati è il Daily Mail, il quotidiano britannico tra i più letti. Dopo avervi parlato della migliore propensione delle donne al perdono, parliamo della loro dialettica.

A partire da studi precedenti pubblicati sull’argomento (ben 56), i ricercatori sono andati avanti con una revisione sugli stessi sulla comunicazione maschile e femminile. Il linguaggio femminile risulta essere completo e attrattivo, ma sembra proprio che sia il minore dall’aspetto quantitativo.

Il cacao antiossidante ed antidepressivo per eccellenza

Fatevi sotto amanti del cioccolato e del cacao in ogni sua forma. Continuano le scoperte sulle proprietà benefiche del cacao. Tutti conoscono la sua prelibatezza per il palato, i suoi effetti benefici sull’umore, le sue proprietà legate all’abbassamento dei livelli di stress ed ora…il controllo della pressione con una miglioria della circolazione sanguigna con la prevenzione nei confronti del declino cognitivo.

A parlare di queste nuove proprietà scoperte sul cacao, sono le nuove ricerche pubblicate sul Chemistry Central Journal, che ha dato dimostrazione di come il cacao ed il cioccolato fondente riescano ad essere molto più antiossidanti della frutta e della verdura, grazie al loro ampio contenuto di polifenoli e di flavanoli.

Prevenire il cancro ai polmoni con analisi e psicologia

Secondo un nuovo e recente studio condotto dall’Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, in collegamento con i medici ricercatori della Ohio State University di Columbus negli Stati Uniti d’America, ci sarebber una possibilità di prevenzione di cancro ai polmoni. Il test messo a punto ha portato alla luce un esame particolare del sangue, che permetterebbe infatti di prevenire il cancro ai polmoni, agendo in anticipo sulla patologia.

A coordinare questa ricerca sono stati i medici italiani Gabriella Sozzi e Ugo Pastorino, che hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa di settore sul fatto che il test del sangue, riesca ad individuare e comunicare la presenza di un tumore, addirittura 2 anni prima della TAC spirale. La ricerca di interessante carattere di rilievo internazionale, è stata anche pubblicata di recente sul giornale PNAS, dove si legge anche che i soldi per il finanziamento sono arrivati sia dall’AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro), sia dal Ministero della Salute, oltre che alla Fondazione Ermenegildo Zegna, dalla Fondazione Cariplo e dalla Regione Lombardia.

Rimorso, le diverse facce del pentimento tra sincerità e finzione

 Le lacrime di coccodrillo saranno meno ingannevoli d’ora in avanti e potremo scoprire se chi sta mostrando, almeno all’apparenza, segnali di pentimento, prova davvero rimorso o piuttosto finge.

Ad aiutarci a smascherare la falsità un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori della University of British Columbia e della Memorial University di Terranova (Canada), coordinata da Leanne Brinke.
Una ricerca a dire il vero molto utile per le implicazioni che può avere nelle aule di tribunale, quando un imputato si mostra contrito e chiede perdono, per smascherare intenzioni poco disinteressate.

Capire l’ipnosi con i colori

 

Secondo un recente studio condotto dall’Università di Manchester, l’analisi dei colori preferiti a livello psicologico, rivelerebbe il livello di suscettibilità dell’individuo all’ipnosi. I ricercatori, hanno studiato la tendenza ed il filo conduttore che c’è tra il colore preferito e l’ipnosi. L’ipnosi è stata studiata come fenomeno in particolare per la cura dei pazienti che patologicamente soffrono di colon irritabile. Il risultato dello studio, mostra come l’ipnosi sia ad esempio maggiormente valente nei pazienti che hanno come colore preferito l’azzurro chiaro.
Altro esempio cromatico è rilevato negli individui che hanno come colore preferito il grigio. In questi pazienti, sarebbe di gran lunga inferiore la possibilità di farli entrare in trance. Ovviamente l’ipnoterapia non viene applicata però solo in base ai colori preferiti del paziente. Questa indagine nasce soprattutto come indagine preventiva nella risoluzione di casi di pazienti che necessitano di entrare nello stato di trance e che non hanno un umore proprio dolce.

Stress, spegni l’interruttore

 Chi non ha mai sognato di spegnere lo stress premendo un semplice interruttore? In un futuro non troppo lontano potremmo chiudere ulteriormente il rubinetto di ansia e preoccupazioni evitando di somatizzare eventi e stati di forte pressione. Ovviamente l’interruttore di cui parliamo è genetico. Per ora la disattivazione dello stress è stata osservata in sperimentazioni compiute sui topi, intervenendo su quelle che sono le tre proteine che consentono all’organismo di assorbire ed attutire gli eventi stressanti ed andare avanti.

Si tratta, nello specifico, di urocortin 1, 2 e 3. Una persona calma e controllata che riesce a reagire con contegno, compostezza e fredda lucidità anche agli shock più sconvolgenti e alle notizie più dure da digerire, potrebbe sì essere un eroe della gestione delle emozioni ma anche, oggi lo sappiamo, un individuo che possiede quantità superiori delle proteine attutisci-stress, capace, grazie a queste, di rimanere impassibile.

L’imbarazzo del silenzio

 

Oggi parliamo di un recente studio di psicologia che è stato condotto dall’Università di Groningen e pubblicato successivamente sul Journal of Experimental Social Psychology firmato da Namkje Koudenburg, ricercatore olandese definito lo psicologo del silenzio.
In questo studio si parla di una situazione che ricorre spesso nella quotidianità dell’essere umano: il silenzio. Una breve pausa di silenzio tra due persone è comprensibile, e porta anche alla distensione dei nervi, ma purtroppo se quest’ultima dura più di quattro secondi non è normale e può creare imbarazzo e soprattutto è indice di qualcosa che non va, tipo un disaccordo.

Non passa inosservata e proprio per questo gli studiosi di Groningen sono voluti andare a fondo sul problema.
Lo studio è partito da due esperimenti diversi tra loro, che hanno portato in esame circa 162 studenti universitari. Per cominciare, ci si è assicurati che alla base ci siano degli istinti di accettazione sociale tra di essi e soprattutto che pre esista un senso di appartenenza ad un gruppo, filtrando o quasi eliminando la paura “primordiale” dell’esclusione da una rete non amicale, ma portando l’individuo in una rete di amici e socialmente attiva.

Pessimisti si nasce, quando il bicchiere mezzo vuoto è colpa di un gene

 Il pessimismo? Una questione di geni! Non sempre, ovviamente, però può accadere di essere predisposti sin dalla nascita ad un atteggiamento pessimista verso la vita.
A dirlo è un’équipe di ricercatori dell’Università del Michigan spiegando che ci sono persone geneticamente programmate per essere negative.

Gli autori dello studio, riportato dalla rivista di divulgazione scientifica Archives of General Psychiatry, hanno individuato nel cervello dei pessimisti cronici livelli più bassi di una sostanza chimica che pare essere capace di influenzare il nostro modo di vedere il mondo.

Il senso di angoscia opprime un italiano su tre

 Dal IV Rapporto sulla rappresentazione sociale e mediatica della sicurezza in Europa, condotto da Demos, Osservatorio di Pavia e Fondazione Unipolis, emerge, tra gli altri dati, la fotografia delle principali paure e angosce degli italiani. A minare la fiducia nel futuro dei cittadini della penisola in primis la disoccupazione e la crisi economica che sono in cima ai pensieri poco rosei di ben il 60% della popolazione.

Paure e ansie che non ottengono molto spazio nella rappresentazione mediatica dei timori sociali, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa, dove tg e media danno più voce a quelle che sono le problematiche che ostacolano la serenità dei cittadini.

Matrimonio? Un sogno degli uomini, le donne preferiscono la libertà

 E’ passato da single a fermamente intenzionato a rimanerci, ironizza un gruppo Facebook che prende in giro gli stati sentimentali. E non è tanto lontano dalla realtà, almeno per quanto riguarda le donne non coinvolte in un rapporto sentimentale che amano sempre di più la libertà. Gli uomini single, invece, pare inseguano l’abito bianco. Stereotipi capovolti, insomma.

E’ quanto emerso da un recente studio effettuato negli USA che potrebbe incrinare il già abbastanza compromesso mito dello scapolone indomito che fugge da relazioni stabili e dal matrimonio e non vuole metter su famiglia.
In realtà, stando a quanto afferma l’analisi, la più grande effettuata sui singles, a detta del Time, sarà l’atmosfera tutta cuoricini pre San Valentino, ma il sesso maschile sogna la donna giusta, quella con cui creare un futuro insieme e con cui avere dei bambini.