Donne e segreti, un binomio impossibile

 

Le informazioni giunteci dalle ricerche condotte in Europa fanno capire che tra donna e segreto, non c’è sintonia. Infatti, il sondaggio condotto in una catena di negozi della Esquires Coffee Houses con interviste a 4.000 donne, ci ha ricondotto a dichiarare che una donna non è in grado di mantenere un segreto per più di 34 ore.

Ovviamente non è una certezza scientifica, ma dobbiamo anche considerare del fatto che su queste 4.000, una ogni 10 non riesce a tenere il segreto per più di 45 minuti.

Il pettegolezzo ti rende parte integrante della comunità

Le telenovelas sono la nostra passione, ammettiamolo, le guardiamo tutti e lo testimoniano gli ascolti in Italia come nel resto del mondo. Merito di registi capaci soprattutto a trasmettere emozioni? Si, è così ma non soltanto questo. In realta sembra proprio che alla base dell’interesse per intrighi, passioni, innamoramenti, tradimenti altrui, ci sia un istintuale, lontanissimo ma profondo e radicato spirito di sopravvivenza. Una ricerca inglese ha analizzato e studiato proprio questo fenomeno antico come l’uomo, perché con l’uomo nasce: il pettegolezzo.

Lo studio degli psicologi dell’Università di St Andrews (Scozia) e di Liverpool, si è concentrata su dieci volontari, a cui hanno dato quattro testi, il loro compito è stato di leggere e di riscriverli, dopo un tempo stabilito in qualche minuto, in base ai loro ricordi. I testi rielaborati, sono stati poi fatti leggere ad un altro campione che hanno eseguito il medesimo compito dei precedenti.

Ansia da prestazione, ne soffre 1 donna su 5

 Generalmente associamo il problema dell’ansia da prestazione al genere maschile ed effettivamente è un tema che si presenta maggiormente nei discorsi tra uomini ma non solo. Infatti quello dell’ansia da prestazione è un disturbo che coinvolge non solo gli uomini, ma sembra stia aumentando anche nel gentil sesso per diversi motivi.

Allena il cervello e avrai una vecchiaia in forma!

Assolutamente chiaro e categorico il messaggio: “Se non lo usi lo perdi” . Si intende naturalmente il cervello ed è l’importante avviso lanciato da un gruppo di ricercatori e scienziati australiani che hanno portato avanti una ricerca sul ruolo che l’attività mentale riveste nell’assottigliare il rischio di un ‘black out’  e quindi della demenza.
I neuroscienziati dell’università del Nuovo Galles hanno analizzato e hanno passato in rassegna gli studi più autorevoli condotti in materia, arrivando alla conclusione che, le persone che non s’abbandonano e continuano ad esercitare il cervello in modo regolare, riducono notevolmente, addirittura di quasi la metà, la probabilità di soffrire di demenza.

Nella ricerca – pubblicata sulla rivista Psychological Medicine sono passate in rassegna le conclusioni di 22 indagini, che hanno fatto riferimento ad un campione di oltre 29 mila persone in tutto il mondo, osservate per circa 7 anni.
Fondamentale inoltre, il ruolo che rivestono le nostre scelte e che inevitabilmente condizionano la nostra attività mentale, come l’istruzione, l’occupazione e l’allenamento dell’esercizio intellettuale fino all’età avanzata e che sono importanti se si vuole prevenire il declino cerebrale.

Chi dorme non piglia pesci!

Non bisognerebbe mai rimuginare sui propri sbagli o decisioni rimandate e mai prese. Ed è importante essere celeri nel decidere sul cosa fare e come fare. Questo tra l’altro non è il consiglio di un’azienda piena di manager rampanti, a cui interessa ottimizzare il risultato, bensì è il risultato di uno studio condotto dall’Università di Amsterdam.

I ricercatori hanno scoperto infatti che le decisioni importanti non vanno procrastinate o ‘accantonate’ in attesa di ‘tempi migliori’ o di maggior chiarezza, vanno affrontate e possibilmente realizzate in pochi secondi, è estremamente inutile stare a pensarci dunque, bisogna piuttosto darsi uno “slancio” che sia d’istinto, di cuore.

I gemelli, un rapporto che nasce nell’utero

 

Secondo una nuova ricerca guidata dal professor Umberto Castiello del Dipartimento di Psicologia generale dell’Universita’ di Padova, i gemelli iniziano il proprio rapporto sociale già nell’utero. Lo studio condotto insieme al Centro di Scienze Cognitive dell’Università di Torino ed insieme all’Istituto Pediatrico Burlo Garolfo di Trieste ed il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, parla dei giochi fatti durante la gravidanza dai gemelli.
Lo studio fatto su cinque coppie di gemelli è stato seguito con le nuove tecniche di ecografia a 4 dimensioni illustrando simpatici risulatati. Tra la quattordicesima e la diciottesima settimana, i due feti sono in attività costante l’uno verso l’altro.

Internet è uno strumento di approfondimento

La dipendenza da chat, ha nè più nè meno che le ‘regole’  tipiche delle dipendenze psicologiche e dei diversi aspetti patologici della personalità. E’ pur vero che spesso internet e quindi le chat, subiscono un’eccessiva penalizzazione. E molti casi di cronaca, sembrano voler demonizzare l’abitudine ad utilizzare tale mezzo di comunicazione,  considerandolo non ‘sano’ , così come per quanto concerne gli incontri via web.

Spesso, l’intero mondo Internet viene messo in discussione per la sua capacità di catalizzare totalmente l’attenzione davanti ad un computer estraniando le persone dal resto del contesto, dalla realtà.

Più porno per i vincitori delle elezioni

 

Lo studio seguito da Patrick Markey, professore alla Villanova University, insieme alla moglie Charlotte, anch’essa professoressa ma alla Rutgers University, hanno condotto uno studio che è giunto ad una conclusione imbarazzante: chi vince le elezioni è più spinto a guardare porno. I professori di psicologia, hanno applicato la teoria del Challenge Hypothesis alle elezioni ed all’ambito della politica.

La teoria è conosciuta per la sua dimostrazione del fatto che la vittoria aumenti il testosterone. Secondo i due ricercatori, lo sviluppo di questa teoria applicata alla politica avrebbe dimostrato come chi sostiene il vincitore delle elezioni politiche frequenti maggiormente i siti con contenuto pornografico, in misura molto maggiore rispetto a chi perde.

Il cervello memorizza solo ciò che comprende

Il nostro cervello è assolutamente consapevole se ricorderà o meno qualcosa prima ancora che questa cosa accada, ad esempio, se rimarrà impressa la lezione appena studiata o se invece il nostro esame sarà un fiasco clamoroso. I risultati di uno studio condotto presso la University College of London e pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, concludono che la memorizzazione di un evento dipende dall’ “attivazione preliminare” del cervello.

Litigare bene rende una coppia felice

 

La psicologia di coppia è una materia molto in voga ultimamente. Sicuramente l’aumento delle separazioni e dei divorzi è complice di questo incremento nell’ambito di studio. I ricercatori dell’Università del Michigan, hanno messo su una ricerca che è giunta alla conclusione delle conclusioni: il matrimonio può essere felice se si sa litigare.

E come si fa a capire come è bene o male litigare? Il tutto sta nell’intelligenza di chi conduce il gioco. L’influenza positiva è infatti nei comportamenti messi in atto tra i coniugi quando si parla di una lite.

Tutti i vizi degli adolescenti

La statistica ci dice che a 15 anni, un ragazzo su 5 ha avuto rapporti sessuali completi e che nel Sud quasi il 40 per cento. Ma non solo: il 16% fuma regolarmente e addirittura il 37% beve alcolici, attestandosi tra le percentuali  più alte d’Europa.

Questo è il ‘quadro’ che ritrae i nostri teenagers, o almeno, l’immagine che ce ne dà la ricerca dal titolo: “Determinanti sociali della salute dei ragazzi italiani. Abitudini alimentari e attività fisica” e che è stata presentata e discussa nei giorni scorsi al Forum internazionale OMS-HBSC (Health Behaviour in school-aged children), organizzato a Firenze da OMS e Regione Toscana. Si spera con tale indagine di riuscire a ideare delle strategie efficaci di promozione della salute. Si sono presi a campione, per tale indagine, 4.386 ragazzi di 11, 13 e 15 anni delle scuole medie inferiori e superiori.

Padri separati e figli, un rapporto da regolare

 

Molto spesso, i genitori separati non riescono a mantenere un buon rapporto con i figli. I problemi maggiori sono per il genitore che non vive con il figlio, e se poi ad essere fuori di casa è il papà, le cose si complicano ancor di più.

I problemi che possono sorgere sono veramente grandi, ma seguendo alcune semplici regole, si può sicuramente cautelare il rapporto padre e figlio. Vediamo insieme quali sono.

Il bullismo ora è anche alle elementari: parlare subito con gli insegnanti

Bullismo deriva dall’inglese bullying = oppressione, prepotenza. Un fenomeno sempre più diffuso nelle scuole. Osserva Maria Calabretta, psicopedagogista, presidente dell’Adisag (Associazione Disagio Giovanile) e autrice delle Fiabe per affrontare il bullismo (Franco Angeli) che tale situazione,

Non (è) riconducibile soltanto al mondo degli adolescenti, ma che si sta diffondendo alle elementari. Il bullismo è pericoloso anche in forma soft: quando per esempio, le angherie sono a livello psicologico e non fisico. Dispetti, parole cattive, isolamento del bambino che viene preso di mira, possono creare un disagio pesantissimo, che purtroppo spesso non viene registrato da genitori ed insegnati.

Che fare se nostro figlio deve vedersela ogni giorno con un bullo? Come aiutarlo? Ecco quanto suggerisce Calabretta:

In primo luogo non abbassare la guardia. Bisogna essere consapevoli che il bullismo esiste e nessuno ne è immune.

Il rapporto tra cuore e mente

 

Secondo il senso comune, il cervello è la base dei pensieri razionali, mentre il cuore è la base di partenza di tutte le emozioni e tutti quei fenomeni che vengono definiti irrazionali. Oggi vediamo però la relazione che c’è tra il cuore e la mente e quindi delle capacità di emozionarci con il cervello.

Già nel 1995, lo psichiatra Stephen Porges, professore all’Università dell’Illinois di Chicago, parlò della teoria di Polivagale, che spiega come il cuore interviene nelle relazioni sociali e regola il battito cardiaco. Ad influenzare la HRV (Heart Rate Variability), sarebbe quindi questo organo che permette di regolare la nostra capacità di prendere decisioni e controllare lo stress ed altre emozioni. Il basso HRV, porta anche a patologie come la depressione e l’autismo. Il HRV alto, invece, farebbe si della riuscita del riconoscimento delle emozioni altrui.