Le donne chiacchierone? Non più degli uomini

 

Le donne? Senza dubbio le consideriamo curiose (molto anche), chiacchierone, pettegole, in definitiva un decibel di suoni in piena ma sarà vero? Quante cose diamo per scontato o solo per sentito dire o perché così racconta e così ci fa comodo? S’è sempre creduto ad esempio che le donne non solo siano molto più loquaci degli uomini ma che addirittura parlino tre volte in più di questi. E’ quello che senza esagerare la metà del pianeta da sempre sospettava e l’altra invece lo negava …con ampie dissertazioni.

Ora abbiamo la conferma delle nostre errate convinzioni. Uno studio portato avanti dagli psicologi James Pennebaker dell’Università del Texas e Matthias Mehl dell’Università dell’Arizona e pubblicato su Science smentisce la convinzione (o sarebbe meglio dire preconcetto?) che caratteristica tutta femminile è proprio quella di parlare più degli uomini. Precedenti studi, non sempre molto accurati, avevano indicato in 16.000 il numero medio di parole pronunciato dalle donne ogni giorno, rispetto alle 7.000 degli uomini.

 La ricerca estremamente approfondita ha coinvolto 396 studenti (210 femmine e 186 maschi). Per questa ricerca sono stati registrati i dati delle “attività verbali” degli studenti, utilizzando dei voice recorders portatili, questi ogni dodici minuti e mezzo si accendono automaticamente e raccolgono i dati per 30 secondi di audio ambientale, la particolarità sta nel fatto che i soggetti non hanno la possibilità di agire sull’apparecchio.

I vantaggi dell’alimentazione vegetariana

Si può diventare vegetariani per moltissime ragioni: per il rispetto degli animali, per la salute, per ambientalismo, per motivi religiosi, ecc. Al di là delle convinzioni che portano a questa scelta, diventare vegetariani (escludendo quindi carne e pesce dalla propria dieta) o vegani (eliminando tutti i cibi di derivazione animale, quindi anche latte e uova) può portare a numerosi benefici in termini di benessere fisico.

Il matrimonio fa bene..agli uomini!

Il matrimonio fa bene, lo dicevano le nostre nonne, lo sostengono le mamme preoccupate quando passati i trenta, incuranti, non pensiamo “a sistemarci”. Ma questa volta ne abbiamo la certezza, il matrimonio fa bene alla salute dell’uomo. La conferma è data da una ricerca condotta da Hendrik Schmitz, studioso della Germany’s Ruhr Graduate School in Economics e i cui risultati sono stati ripresi dal quotidiano inglese Daily Mail. I vantaggi iniziano dalla salute, gli uomini sposati rispetto ai single vanno più spesso dal medico per controllarsi e per la pressione delle mogli che li vogliono attivi e in forma ne giovano in salute e benessere psicologico.
Secondo il dott. Schmitz il matrimonio è un un toccasana che va preso assolutamente in considerazione: allontana forme depressive, ansia e la possibile dipendenza da alcool, psicofarmaci e stupefacenti.
Questo studio è stato condotto da un’équipe neozelandese in sinergia collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Università americana di Harvard. Sono state analizzate circa trentacinquemila persone e i vari test hanno dimostrato che una separazione o un divorzio costituiscono un grave danno per la salute mentale dei coniugi.

L’amore a quarant’anni è più bello

 La vita inizia a quarant’anni? Molto probabilmente non è così ma è assodato che questo periodo della vita se affrontato con serenità e consapevolezza, può riservare notevoli sorprese. Una di queste è proprio nelle capacità sessuali (in particolar modo per le donne). Lo sostiene una ricerca condotta dall’Università del Texas e pubblicata su una rivista specializzata: Personality and Individual Differences. David Buss che ha coordinato la ricerca e i suoi colleghi hanno preso in esame un campione di donne tra i diciannove anni e i cinquanta e divise in tre gruppi in base alla fascia d’età di appartenenza (19 – 26, 27 – 45 e 46 – 50); si è constatato come le donne del secondo gruppo fossero molto più attive in campo sessuale, sia per quanto riguarda la qualità, l’intensità che la capacità e il desiderio di sperimentare.

Le erbe utili per la nostra salute

Da secoli erbe e piante aromatiche sono state utilizzate non solo come cibi, ma anche come strumenti efficaci di medicazione. Le proprietà delle piante sono infatti portentose: possono infatti essere delle ottime alternative naturali per curare numerosi disturbi o patologie.

Il Disturbo Dipendente di Personalità

Cioè che caratterizza il Disturbo Dipendente di Personalità è l’estrema ed eccessiva necessità di essere accuditi, ne consegue un comportamento sottomesso e dipendente caratterizzato dall’estremo timore della separazione. E’ una modalità che si fa strada nella prima età adulta. L’individuo che ne soffre è dipendente e sottomesso, il suo fine ultimo è di suscitare protezione. La percezione del sé è distorta, nella convinzione di essere incapaci di funzionare adeguatamente senza l’aiuto di altri.

Questi individui hanno grande difficoltà a prendere anche le decisioni più semplici, quotidiane se non rassicurati, hanno una forte tendenza alla passività e consentono ad altre persone – di solito ad una sola – di agire per loro, prendere l’iniziativa e decidere di gran parte della loro vita. Negli adulti , la dipendenza è data da un genitore o un coniuge che decidono praticamente tutto; ugualmente avviene nell’adolescente. Queste persone, spaventate dall’idea di perdere il supporto o l’approvazione degli altri, non riescono ad esprimere disaccordo, specialmente nei confronti di coloro da cui dipendono.

Invogliate gli adolescenti a parlare

E’ placido, nessun essere umano può tollerare di rimanere lungamente e vivere solo, la ragione è dovuta al fatto che noi siamo “animali sociali”: le relazioni interpersonali sono fondamentali, ci consentono di scambiare opinioni e apprendere dalle esperienze degli altri. Le persone comunicano in molti modi: con le parole, il linguaggio verbale e anche attraverso i comportamenti, soprattutto con il linguaggio non verbale.

Le relazioni interpersonali ci saziano nel nostro bisogno di amore, affetto, rispetto, protezione, aiuto, consigli. Naturalmente alcune relazioni interpersonali provocano sofferenza ma non per questo è giusto imporsi di “non rischiare”, le persone ci aiutano a crescere, ad affinare desideri, aspettative di vita.

La prima relazione umana è quella che stabiliamo in famiglia e proprio da questa nasce il concetto di “separazione”: ognuno ha pensieri, pregi e difetti, diritti e doveri e vi vengono stabilite regole di comportamento che introietteremo e saranno nostri per tutta al vita.

Dare ed avere per alcuni è un problema

Quanti ne abbiamo conosciuti e al ristorante o al bar, danno sempre il meglio di sé. Le mani in tasca al momento del conto fingono che la cosa non li riguardi e quando proprio devono, ti accorgi che sono arrabbiati perché hanno un colore bluastro e ti chiedono di poter guardare lo scontrino.

Questo è il tipico esempio di avaro, in definitiva di persona che non è in grado di donare. L’avaro è incentrato unicamente all’accumulo di denaro. Il denaro non è più un mezzo ma il fine ed al suo confronto niente altro è importante. 
Il denaro per l’avaro è l’espressione più profonda dell’io e del suo potere. Il ragionamento che fa è: “Ho, quindi sono“. Si impegna a raccogliere lungo tutto il corso della sua vita denaro che però non spenderà mai. Questo potere lo rassicura anche se sa che non potrà mai esercitarlo, in quanto verrebbe meno proprio nel momento in cui tentasse di farlo e quindi nel momento in cui spendesse il suo denaro.

Gli altri affetti e valori della vita sono poco importanti per lui, così come tutto ciò che non può essere monetizzato e falsamente si racconta che potrà utilizzarli in un futuro piuttosto vago che è evidente non si realizzerà mai.
Psicologicamente in questo modo crede di neutralizzare l’angoscia di ciò che gli riserva il futuro e della morte

La rivalità tra le donne è antica quanto il mondo

Si racconta delle donne che siano spietate, aggressive, continuamente in competizione, segrete, sottili, subdole, insidiose, disposte a tutto pur di arrivare. Donne che “pur di farcela” sono delle vere tigri in ufficio e nelle relazioni sentimentali e disposte a tutte pur di sconfiggere le rivali.

Questa almeno è la testimonianza di film e libri. Vi è un saggio (a mio avviso discutibile): “Woman´s Inhumanity to woman” (Nation Books)di 500 pagine di Phyllis Chesler, psicoanalista e femminista americana, denuncia la crudeltà declinata tutta al femminile.

Naturalmente fioccano le testimonianze, ci sono tutte: manager, avvocati, scrittrici e artiste da Toni Morrison a Erica Jong.

In Italia il “phamplet” è uscito qualche tempo fa per la Mondadori e dal titolo drastico ed esplicito di: “Donna contro Donna” e naturalmente ha causato aspre polemiche dopo averle provocate negli Stati Uniti.

Le donne sono descritte come prepotenti e manipolatrici, capaci di tutto pur di raggiungere i propri scopi; differentemente dagli uomini che nella violenza sono plateali e strabordanti, per Chesler, quella femminile è subdola, “pianificata”. Una strategia appresa durante l´infanzia e che si affina nel tempo.

Per la psicologa Gianna SchelottoLa rivalità tra le donne è antica quanto il mondo, nell´ultimo decennio sono aumentate le opportunità di evidenziarla. Soprattutto nel lavoro hanno ancora pochissimi spazi e sono costrette a difenderli. Il tutto è legato alla complessità psicologica del rapporto madre-figlia. Fin dai primissimi anni di vita la figlia compete con la madre per l´amore che nutre nei confronti del padre. La bambina per ottenere l´affetto del padre deve combattere. Il maschio, al contrario, non si trova mai a separarsi dal suo primo oggetto d´amore”.

Arriva la nuova Bibbia della psichiatria: saremo tutti malati?

E’ in corso di elaborazione la nuova Bibbia della salute mentale, ovvero il DSM V. Il Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders (DSM), attualmente alla sua quarta versione (DSM IV), è uno degli strumenti diagnostici per disturbi mentali più utilizzati da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo. Tuttavia ancora prima della sua pubblicazione cominciano le polemiche: e se il concetto di malattia mentale finisse per allargarsi eccessivamente? Qual sarà il confine fra sanità e patologia quando si parla di sofferenza umana?

Non permettere alle fobie di distruggerti

  

Solitamente si considera la fobia un timore sproporzionato rispetto alle circostanze e si manifesta anche quando non sono presenti reali pericoli. Purtroppo chi la prova è assolutamente consapevole di quanto siano irrazionali i propri timori e i propri pensieri ma ci s’avverte impotente dinanzi a questi.

Quella che più generalmente viene definita fobia sociale, è la paura di essere giudicati dagli altri o di ritrovarsi al centro dell’attenzione e fare cose stupide e imbarazzanti. Questa si può manifestare quando si mangia o si parla in pubblico, ci si relaziona con l’altro sesso e non si è nel protettivo contesto familiare.

Per evitare situazioni che sono causa di forte malessere, chi soffre di questo problema, tende solitamente ad allontanarsi dagli altri, dal mondo, procurandosi una profonda solitudine.

E’ un’ansia anticipatoria che si presenta giorni o addirittura mesi prima che si concretizza quel momento che provoca una così grande angoscia, destando nel fobico una tipica reazione di “evitamento”, rendendolo un rinunciatario. Terribili le reazioni quando sono costretti ad affrontare la realtà: palpitazioni cardiache, fiato corto, tremori, arrossamenti, diarrea, crampi allo stomaco.

L’ipocondria: un’errata percezione del proprio corpo

 

Sicuramente non una ma molte volte abbiamo sentito parlare o conosciuto persone che ricorrono frequentemente a medici e specialisti perché estremamente in ansia per il proprio stato di salute. Persone che vivono una continua paura per le proprie condizioni e che sentono l’esigenza di essere rassicurate.
Questa è l’ipocondria, quella dai risvolti profondi e i cui significati inconsci vanno oltre l’insicurezza superficiale.

La definizione precisa sottolinea che questa è “la preoccupazione legata alla paura di avere, o alla convinzione di avere, una grave malattia, basata sulla errata interpretazione di uno o più segni o sintomi fisici”, pur non essendoci un riscontro medico che attesti la reale patologia.

Ed è questo motivo per cui tale disturbo viene annoverato tra quelli somatoformi che se fanno pensare ad una condizione medica generale, in realtà e che in realtà non sono affatto giustificati da essa.