Secondo un recente studio, intitolato “La guida aggressiva: un’esperienza dannosa“, l’aggressività al volante sarebbe collegata ad una personalità aggressiva, specie per chi vede la propria auto come un’estensione di se stesso. Secondo la professoressa Ayalla Ruvio, dell’Università di Philadelphia, che ha condotto la ricerca, “gli uomini tendono ad essere guidatori più aggressivi e tendono a vedere l’automobile come un’estensione della loro personalità più delle donne”
La Ruvio, nel suo studio, vede il fenomeno dal punto di vista del comportamento del consumatore e si rifà ad altre due ricerche condotte in Israele. La prima ricerca dà uno sguardo generale all’influenza della personalità, degli atteggiamenti e dei valori raccolti da 134 uomini e donne aventi un’età media di 23,5 anni. Il secondo studio, condotto su 298 persone, era derivato dal primo e aggiungeva come fattori l’attrazione per il rischio, l’impulsività, il guidare come attività divertente e il sentirsi in ritardo.
personalità
Insicurezze o punti di forza?
Una riflessione interessante, quella che propone Ken Page, psicoterapeuta americano, fondatore di Deeper Dating, un sito di incontri per single alla ricerca di storie basate su valori “profondi”. Sulle pagine di Psychology Today, Page spiega come la maggior parte dei suoi pazienti reputi insicurezze e punti deboli quelli che invece sono tutt’altro che talloni d’Achille, sono qualità che rendono amabili e fanno trovare il vero amore spesso.
Facebook, quando le bacheche diventano gironi infernali
Premetto che adoro Facebook e lo uso ogni giorno mantenendo però un profilo alto, senza scendere troppo nel personale, perché sono consapevole di che strumento potente possa rivelarsi, di come per molti rappresenti un modo di conoscere una persona reputato decisamente troppo attendibile. Basta poco per ritrovarsi delle etichette piuttosto scomode appiccicate addosso: l’eretico, l’antiberlusconiano ossessivo, il moralista, quello che ha sempre voglia di scherzare, il nullafacente, il presuntuoso, la vittima, il permaloso, la lagna, lo sdolcinato, il vanitoso, un po’ come nella vita, insomma, solo che manca il riscontro effettivo tra ciò che pubblichiamo e ciò che siamo, specialmente con i contatti che non conosciamo personalmente e sono spesso tanti.
Facebook, cosa capiamo dallo “stato” degli altri
La bacheca riflette in qualche modo la nostra personalità oppure è un’accozzaglia del tutto casuale di momenti di svago, riflessioni più o meno profonde, sciocchezze, buon e cattivo umore, stati d’animo temporanei? Gli psicologi sono ancora a lavoro per studiare da vicino il fenomeno Facebook ed hanno al momento posizioni piuttosto discordi sul ruolo della nota piattaforma sulla psiche e l’autostima. Certo che qualcosa, da quello che i nostri contatti scrivono e pubblicano sulle loro bacheche traspare, tanto che a volte non è raro credersi affini ad una persona che poi, all’improvviso, perde di interesse se vediamo, ad esempio, che ha un modo di aggiornare il suo stato troppo velenoso e sempre arrabbiato con il mondo.
Perché non fai come tutti gli altri?
Perché non fai come tutti gli altri? Ovvero quello che un genitore non dovrebbe mai dire ad un figlio se non vuole rischiare di ferirlo e soprattutto di inibire quella che è la sua indole, quelli che sono i suoi veri interessi, attività che un giorno potrebbero tramutarsi in passioni più produttive e redditizie o comunque renderlo felice, soddisfatto della sua vita. Eppure spesso sono proprio queste le frasi che più si sentono ripetere bambini e adolescenti da madri e padri: perché non esci come tutti gli altri? Perché non giochi a pallone invece di leggere? Perché non leggi invece di giocare a pallone? Fai come il figlio di questo, fai come il figlio di quello!
Nomi ed identità, cosa si nasconde dietro al nostro nome?
Un nome è per sempre, l’identità è invece in continua evoluzione, un cambiamento che vorremmo percepire e che fosse avvertito anche dagli altri sentendoci chiamare diversamente, ecco perché spesso artisti, scrittori, cantanti, amano attribuirsi nomi diversi e anche cambiare il nome del gruppo nel corso delle diverse fasi della loro carriera. E’ lo stesso motivo per cui chi da bambino veniva chiamato con un diminuitivo non lo sopporta più da adolescente o una volta adulto. Eppure in alcune culture, come ad esempio nella tradizione dei Nativi Americani, il nome non era affatto per sempre e aveva ben altro valore, un valore descrittivo delle caratteristiche fisiche, della personalità, delle abilità, dell’anima di chi lo indossava, come un vestito realizzato su misura.
Personalità, non lasciamoci “definire” dagli altri
Sfuggire al gioco delle etichette. Non lasciarsi definire dagli altri o meglio non permettere che siano solo gli altri ad appiopparci una descrizione troppo netta, più o meno veritiera, quando si tratta del nostro carattere, della nostra personalità, di chi siamo in parole povere. Potremmo finire intrappolati in una sola definizione, magari anche positiva, ma controproducente per diverse ragioni. Un esempio? La definizione di figlio buono, quello che non ha mai dato problemi per intenderci, potrebbe rappresentare una scusa per gli altri sufficiente ad attaccarci e biasimarci al minimo errore proprio perché siamo sempre stati definiti “perfetti”, quasi incapaci di sbagliare.
Ritratto di un killer, profilo psicologico di un assassino
Com’è fatto un killer? Cosa si agita di così torbido nella mente di un uomo da portarlo a pianificare omicidi di massa come quello che ha sconvolto nei giorni scorsi la Norvegia ed il mondo intero per l’efferatezza, il fanatismo delle motivazioni, la pianificazione maniacale di ogni dettaglio del bagno di sangue? Una risposta prova a darla il dottor Stanton Peele, autore di 7 Tools to Beat Addiction, analizzando il profilo psicologico e la vita di alcuni serial killer. Stupratori che uccidono le vittime della loro violenza sessuale, dirottatori, terroristi, fondamentalisti: cos’hanno in comune? Quali tratti della personalità si distinguono in chi uccide spinto da diverse motivazioni più o meno folli?
Narcisismo e personalità distorta
Guardarsi per ore allo specchio, stare sempre li ad acconciarsi i capelli, avere il pallino degli accessori sempre a posto e di vestire alla moda, non sarebbe più un semplice motivo di cura del corpo e di se stessi, bensì, un incremento della patologia legata al disturbo di personalità.
Se vogliamo partire da qualche riferimento storico, abbiamo l’esempio per eccellenza racchiuso in Narciso, personaggio mitologico innamorato della sua immagine che per un motivo o per un altro era sempre li a guardarsi riflesso in uno specchio d’acqua.
Amici, quanto li conosciamo davvero?
Amicizia: quando si può affermare di conoscere veramente una persona cara? Semplice: quando riusciamo a capire cosa pensa nelle più svariate situazioni. Un piccolo esercizio per capire quanto conosciamo un amico consiste nel provare a rispondere sul suo modo di vedere il mondo. Ad esempio, se sappiamo cosa pensa quando qualcuno si sente a disagio, quando una persona agisce in maniera riprovevole spinta dalla necessità e così via discorrendo.
Saper rispondere a questo genere di interrogativi potrebbe fare la differenza in un rapporto di amicizia destinato a durare. A dirlo è un recente studio pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Psychological Science.
La musica incide sulla personalità
Come vi abbiamo già raccontato qualche tempo fa, la musica che ascoltiamo è un interessante riscontro per il nostro carattere. Si possono capire tantissime cose studiando il modello chiamato Music e realizzato dalla Cambridge University. Consiglio di andare a leggere il nostro articolo che racconta di come le persone possono essere Mellow (melodiosa), Unpretetious (senza pretese), Sophisticated (sofisticata), Intense (intensa) e Contemporary (contemporanea) per capirne qualcosa in più.
Ma oltre ad avere un gusto soggettivo, la musica diventa un cardine importante per i bambini. Sembra infatti che se i genitori sin da piccoli aiutano i bambini nella scelta di un certo stile musicale, questi ultimi da grandi possono diventare sempre più vicini ad un determinato carattere. La scelta dei brani musicali ha infatti una affinità molto forte con la personalità.
La voce come tratto della personalita’
Le parole, i suoni e tutto ciò che esce dalla nostra bocca come forma di note, svela e contiene tutti i nostri dati sul carattere e la personalità. Questo è il resoconto di una ricerca svoltasi all’Università Cattolica di Milano per il Centro studi e ricerche di psicologia della comunicazione e dal Laboratorio di psicologia dell’ateneo di largo Gemelli.
La voce sarebbe infatti lo specchio della personalità, ed in base a suoni, toni, inflessioni e quanto altro, si potrebbero carpire tutte le informazioni sulla persona che abbiamo di fronte.
La nostra casa ci racconta più delle parole
Di sicuro l’ambiente domestico e il suo arredamento e quindi se questo sia ordinato o meno e se per questo abbiamo una particolare cura per i particolari o se gli preferiamo uno stile minimalista, racconta molto di chi vi abita.
E’ possibile dunque capire ciò che siamo e ciò che vogliamo da noi stessi e dagli altri, semplicemente se guardiamo ed indaghiamo attentamente ciò che abbiamo attorno.
Una cattedrale ad esempio o un vecchio edificio raccontano tanto di noi e dell’ambiente che ci circonda.
Se ciò che passa attraverso i nostri occhi è in un modo, in realtà alla nostra mente arrivano anche altre informazioni. Ci commuove la storia di quella cattedrale o di quel palazzo e cosi fantastichiamo sulla personalità di chi lo ha edificato, dato il suo significato, vissuto e dandoci sensazioni profonde e che vanno ben oltre lo sguardo.
Dimmi come dormite.. e vi dirò se funziona!
Il letto può raccontare molto di una coppia. Le posizioni che assumiamo nel sonno possono rivelare le dinamiche più frequenti all’interno di una relazione sentimentale: basta saperle interpretare correttamente. Il modo in cui si dorme insieme infatti dipende sia dai nostri sentimenti sia dalle personalità dei partner.