Maria Sandra Mariani, a casa dopo il rapimento. Ma come si può superare un trauma?

E’ atterrata in Italia Maria Sandra Mariani, la turista toscana che è stata rapita a febbraio dell’anno scorso in Algeria. Rapita e tenuta prigioniera per tantissimo tempo ha finalmente potuto riabbracciare i suoi cari. Lacrime di gioia, commozione, questi sono i sentimenti successivi al dramma che la donna e tutta la sua famiglia hanno vissuto nel corso di quest’anno. Ma come superare un trauma di questo tipo? Cosa comporta per un individuo trovarsi ad affrontare un incubo come un rapimento?

Emozioni negative, dopo un trauma dormire le accentua

Pare che mettersi a letto dopo un trauma, uno spavento, ma anche un film horror o un’immagine raccapricciante, accentui le emozioni negative, poiché il sonno favorisce la “protezione” da parte del cervello dei ricordi emozionali. A sostenere l’originale tesi è uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università del Massachusetts Amherst, negli Usa, pubblicato sul “Journal of Neuroscience”.

Naufragio Costa Crociere, lo stress post traumatico

Il naufragio della nave Concordia di Costa Crociere sta calamitando l’attenzione di tutti, sia della stampa italiana, che di quella estera. La morte improvvisa di una persona cara, le inondazioni, gli attacchi terroristici, sono tutte situazioni legate da un sottile fil rouge: l’effetto sulla salute mentale delle vittime, dei sopravvissuti e delle loro famiglie e conoscenti.

Dormire e sognare, per dimenticare gli eventi negativi…

 I ricercatori dell’Università di Berkeley, in California, hanno fatto un‘interessante scoperta sui benefici del sonno, e in particolare sulla fase in cui si sogna, detta fase REM, durante la quale si ridurrebbero le sostanze chimiche responsabili dello stress e il cervello riuscirebbe ad allontanare i problemi e le difficoltà affrontate durante il giorno. Durante la fase REM, infatti, i ricordi verrebbero rielaborati,ma “in uno stato dove i neurotrasmettitori dello stress vengono utilmente fatti cessare“, ha spiegato Els Van der Helm, uno degli autori dello studio.

Alluvione a Genova, cos’è la psicologia dell’emergenza

A Genova non cessa l’allarme. Dopo l’alluvione dei giorni passati, infatti, si torna a temere per una nuova esondazione del fiume Fereggiano a causa del forte nubifragio con cui il capoluogo ligure si è svegliato questa mattina. Il sindaco Marta Vicenzi, duramente contestata dai suoi concittadini, ha dichiarato che nel nostro Paese serve una maggiore cultura del rischio.

Alluvione a Genova, l’impatto psicologico delle calamità naturali

Le calamità naturali sono una realtà sempre più diffusa, e sembra che in futuro siano destinate ad aumentare. L’alluvione che ha travolto prima La Spezia, poi Genova, sono esperienze estremamente traumatiche per chi, ad esempio, vede sparire in un colpo solo la propria casa o deve fare i conti con la perdita di persone care.

La paura del terremoto nei bambini

 Di fronte ad un terremoto così devastante, come quello che ha colpito in queste ore il Nord-Est del Giappone, a dominare è la paura. Terrore dilagante come uno tsunami che lascia paralizzati, scossi e totalmente e nudamente consapevoli della fragilità del vivere, dell’insicurezza e dei pericoli che si annidano nelle viscere della Terra sconvolgendo la quiete di un giorno come un altro con una tragedia immane.

Il dolore, lo sconforto e l’angoscia prendono d’assalto gli adulti, la cui comprensione dell’evento oltre che l’istinto alla conservazione e all’azione spingono prontamente ad una reazione, solidale ed energica, per ricostruire e ricominciare, una forza innata ed impensabile che smuove al ritorno alla vita, al riemergere dalle macerie. Per i bambini, che spesso subiscono l’evento passivamente, sconvolti dalle reazioni di panico dei genitori, sprovvisti inizialmente di protezione emotiva, la paura del terremoto può tormentare ed angosciare per anni ed anni dopo il sisma.

I traumi da moto indeboliscono la psiche

Oggi parliamo di uno studio recente che riguarda gli incidenti ed il modo di vivere. Nello specifico, parliamo di traumi legati al mondo della velocità e soprattutto dei motociclisti, categoria molto attiva dal punto di vista degli uomini che si sentono ancora più “machi” quando indossano l’abbigliamento convenzionale, il casco ed il giubbotto in pelle. A queste informazioni vogliono giungere anche gli esperti di psicologia, e nello specifico, il dottor Max Dorfer, come Presidente dell’Ordine degli psicologi della provincia di Bolzano e specialista in psicologia del traffico, ha analizzato il fenomeno dichiarando:

“I motociclisti cercano ancora oggi la libertà, la velocità e l’anticonformismo. In caso di incidente, alcuni imparano la lezione e capiscono che hanno avuto fortuna, e che le loro spregiudicate abilità alla guida non sono servite. In futuro staranno più attenti. Ma ci sono anche i fanatici: per loro sopravvivere a un grave incidente è solo la conferma dell’abilità in sella”.

Yara, il trauma di chi resta

 Vicende come quelle di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate ritrovata senza vita sabato scorso, a tre mesi dalla scomparsa, scuotono chi ne è spettatore impotente, vittima di quell’accanimento mediatico che sfrutta la tragedia per fare audience, che cerca ad ogni costo la lacrima, la disperazione, un grande fratello del dolore che stavolta, al contrario di quanto accaduto con la vicenda di Sarah Scazzi, non trova dall’altra parte conoscenti e parenti più o meno direttamente coinvolti, disposti a prendere parte ad uno show squallido.

Trova invece un dolore composto, sordo ad ogni strumentalizzazione mediatica, che chiede ed esige rispetto. Un trauma, quello della morte di Yara, che tocca un’intera comunità, devastata dalla paura, dall’insicurezza, dal terrore che esista un mostro e che non si sia più al sicuro a Brembate.